Pensioni, rischi di perdere fino a 300 euro al mese: fate molta attenzione a questa novità

Ancora novità sul fronte previdenziale: dal 2024 sarà possibile andare in pensione con largo anticipo ma a fronte di assegni più bassi.

Tutto non si può avere: non quando si parla di pensioni almeno. E così chi vuole andare prima in pensione può farlo ma perderà almeno 300 euro al mese. Vediamo insieme tutte le novità previste per il 2024.

Il mondo delle pensioni è un continuo cantiere aperto fatto di cambiamenti e passi indietro. Quota 103 non ha riscosso il successo previsto: solo 17mila richieste di cui appena 14mila accettate. Che succede? Le persone non vogliono più andare in pensione con qualche anno di anticipo? Il punto non è quando andare ma con quanto andare. Già perché dover scegliere tra smettere di lavorare qualche anno prima e dover fare i conti con assegni miseri, non può considerarsi un’opzione accettabile. Negli ultimi giorni si sta tornando a parlare di Quota 41 ma anche in questo caso la fregatura per i contribuenti è in agguato.

Pensione: ecco le proposte del Governo

Governo e sindacati proseguono in un serrato confronto sulle pensioni. Garantire un futuro ai giovani è un dovere ma la mancanza di risorse finanziarie nelle casse dello Stato rischia di penalizzare milioni di contribuenti che hanno lavorato per una vita.

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Andare in pensione ma con meno soldi? -Socialboost.it

Quota 103 consente di andare in pensione a 62 anni con 41 di contributi. Come visto ha riscosso meno successo di quanto la squadra di Governo si sarebbe aspettata. La proroga di questa misura di prepensionamento, dati alla mano, non avrebbe molto senso. A questo punto si aprono due strade: legge Fornero per tutti oppure Quota 41 per tutti. La prima opzione- cioè tutti in pensione non prima dei 67 anni e con almeno 20 di contributi- è fortemente osteggiata dalla Lega. Estendere Quota 41 a tutti i lavoratori è possibile solo a patto di modificarla.

Partiamo con il ricordare che già ora alcune categorie di lavoratori possono andare in pensione beneficiando di Quota 41. Nello specifico possono fruire di questa misura i lavoratori precoci che hanno versato almeno un anno di contributi prima di aver compiuto 19 anni; coloro che hanno un’invalidità pari almeno al 74%; i lavoratori addetti a mansioni usuranti. I sindacati spingono affinché tutti possano andare in pensione al raggiungimento di 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica. Si è stimato che ciò comporterebbe uscite anticipate comprese tra i 10 e i 22 mesi.

Il problema è che la vita media in Italia- come nel resto del mondo – si è allungata e continua ad allungarsi. Troppe uscite anticipate potrebbero mandare completamente in tilt l’economia del Paese. Dunque il Governo ha proposto di introdurre Quota 41 ma con una modifica: tutti gli assegni pensionistici verrebbero ricalcolati con il sistema contributivo puro. Questo sistema non va certo a vantaggio dei lavoratori i quali rischiano, dopo una vita di sacrifici, di ritrovarsi con un assegno decurtato di 300 euro rispetto a quello che spetterebbe loro.

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