Dietro al trash: le vere storie di Lello ed Enzo

Dietro alle storie trash che emergono sui social ci sono vere persone, di cui non si sa molto. Vediamo le vere storie di Lello ed Enzo, due “fenomeni trash” del web

Si sa, il web e i social non perdonano, ma soprattutto si fermano sempre all’apparenza, puntano a far ridere, e solo poche volte raccontano storie di disagio e vengono utilizzate per scopi positivi. Questo è il caso di Lello ed Enzo, due persone che su Internet sono diventate “base per i meme” e oggetto di divertimento di migliaia di utenti. Ma in quanti conoscono le loro vere storie? Vediamole insieme.

Le storie di Lello ed Enzo, persone prima di fenomeni social

La vicenda dei fratelli Baresi, Lello e Angela, ha toccato il cuore non solo dei pugliesi, ma di tutta l’Italia, diventando un racconto frequente sui canali Mediaset durante il programma “Mattino 5” condotto da Federica Panicucci. Se non li avete ancora conosciuti, Lello e Angela sono fratello e sorella che risiedono in un modesto quartiere di Bari. Antonio Loconte, giornalista de «Il Quotidiano Italiano», ha portato la loro storia all’attenzione nazionale, suscitando inizialmente l’interesse locale, poi di alcune istituzioni e ora anche di imprenditori con le loro aziende.

Per migliorare la qualità della loro vita, la “Biosalus” ha finanziato i lavori di ristrutturazione della loro casa. Di recente, la notizia che “Conforama Italia” fornirà loro mobili per la cucina, il salotto, la camera da letto e gli elettrodomestici ha aggiunto un nuovo capitolo positivo. L’iniziativa, guidata dal direttore di “Conforama” Gianluca Buttiglione, è stata approvata dal responsabile dell’azienda per il sud Italia. Insieme al responsabile del reparto mobile, Antonio Fiasconara, e al progettista delle cucine, Michele Desiderato, Buttiglione si è recato a Bari per prendere le misure degli ambienti e organizzare l’arredamento.

Lello e Angela
Foto | Youtube – SocialBoost.it

La storia di Lello e Angela mi ha profondamente colpito, essendo originario di Bari e seguendo da vicino la vita della mia città. Ho deciso di prendere a cuore la loro vicenda e cercare modi per aiutarli. Dopo aver contattato il responsabile dell’area sud di “Conforama Italia”, abbiamo deciso di donare a Lello e Angela dei mobili nuovi per la loro casa, che sarà completamente ristrutturata entro la prima metà di dicembre. Considerando le loro condizioni di vita non dignitose, sentivamo il dovere di agire. I due fratelli stanno intraprendendo un percorso di riabilitazione, e al loro ritorno troveranno una casa completamente trasformata. Sono incerti riguardo alla nuova vita che li attende, ma sarà una sorpresa meravigliosa, nonostante Lello sembri averne intuito qualcosa. Questo gesto di generosità rappresenta il primo di molti, nonostante le critiche di alcuni detrattori. Crediamo che ci saranno ulteriori occasioni di aiuto in futuro, anche se alcuni “leoni da tastiera” ci hanno etichettato come sciacalli per averci interessato alla vicenda dei fratelli baresi”.

“Circa venti giorni fa, Lello e Angela hanno lasciato la loro casa orribile, dove vivevano in condizioni disumane, al buio, senza luce e gas, circondati da sporcizia, feci e topi. Il giornalista Antonio Loconte ha denunciato ripetutamente questa situazione, anche affrontando le resistenze iniziali dei due fratelli, scettici, timorosi e arrabbiati per l’invasione della loro privacy. Tuttavia, si trattava di un intervento a fin di bene, ora quasi completamente risolto positivamente. Attualmente, Lello e Angela sono in una comunità protetta, ma torneranno a casa, completamente rinnovata, tra poche settimane, vivendo finalmente in condizioni umane e confortevoli. Non dobbiamo però dimenticarci di loro, poiché il rischio di una ricaduta è sempre presente se lasciati soli”.

Enzo “il barbone”, invece, è diventato famoso sui social nel 2015 circa, grazie ad alcuni video che lo immortalavano mentre urlava, diceva parolacce e veniva importunato. Su Youtube i video che lo ritraggono mentre urla, inveisce, dice parolacce o borbotta “intervistato” e pungolato da voci divertite fuori campo sono ancora oggi visibili. “Enzo il barbone” (così viene definito nel titolo dei filmati), un senza fissa dimora con disturbi mentali sotto tutela del Comune di Roma, veniva ripreso con il telefonino all’uscita delle Poste dove ritirava la pensione senza la camicia o in mezzo al verde pubblico con i pantaloni calati; le sue intemperanze, provocate da un gruppo di ragazzi, venivano regolarmente pubblicate e spopolavano in rete: così, suo malgrado, l’uomo era diventato una “star” del web e del microcosmo di quartiere ad Ostia. In bilico tra la mascotte locale e un triste fenomeno da baraccone. Quei video, secondo la procura di Roma, di divertente avevano però ben poco. Per questo un giovane, accusato di aver pubblicato 43 filmati “dal contenuto lesivo per la reputazione” della vittima tra dicembre 2009 e novembre 2010, si trova imputato davanti al giudice monocratico di Roma per diffamazione ai danni di Enzo. Nel capo di imputazione si legge che l’immagine del senza fissa dimora è stata diffusa nei video “in atteggiamenti tali da suscitare derisione e dileggio, schernendolo per il contegno serbato a fronte delle provocazioni” e “irridendolo pubblicamente per la sua infermità“. Il Campidoglio si è costituito parte civile nel processo, e la richiesta di risarcimento – se le parti non troveranno un accordo e la querela non sarà rimessa entro la prossima udienza – potrebbe arrivare fino a 50 mila euro. In aula, qualche anno fa, il ragazzo si è difeso affermando di non aver voluto irridere il senza fissa dimora, e rivendicando di averlo spesso aiutato fornendogli coperte e pasti. Per dimostrare come i video, invece di nuocere alla sua reputazione, abbiano sensibilizzato gli animi verso la sorte dell’uomo ha anche citato un aneddoto. “Un giorno nella mia pizzeria ad Ostia si è presentato persino il calciatore della Daniele De Rossi con una maglia della Roma con il numero 10 e la scritta ‘Enzo’. Mi ha chiesto se potessi consegnargliela da parte sua”.

Insomma, i social, grazie al loro potere, riescono a essere un mezzo distruttivo in molti casi. L’umanità, però, non deve mai mancare: Instagram, TikTok e gli altri dovrebbero servire anche per salvare la vita e la dignità delle persone, e non schernirle e “buttarle in pasto” a milioni di utenti che popolano il web. Per fortuna, come abbiamo visto, molte di queste storie hanno un lieto fine, ma non sempre è così. Prima di utilizzare i social bisognerebbe chiedersi cosa di buono ci si possa fare, e non come fare il record di visualizzazioni e “mi piace”, solo per una fama momentanea.

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